Che è il cielo, a volte
Che è il cielo, a volte, che ce le
porta certe disgrazie. Quando non te lo aspetti o quando sollevi gli occhi su
quell’azzurro infinito e non ti rimane altro che invocare un intervento divino,
una grazia, una mano che ti tiri fuori da quel guaio incontrollabile.
Io lo tenevo stretto il piccolo, ero
fermo e ben saldo su quel muretto; usavo tutta la forza delle mie braccia per
tenere il piccolo stretto al mio corpo perché sentisse il calore del mio corpo
sul suo corpicino gelido, ma l’acqua veniva giù come un uragano e nel diluvio
gli ripetevo che doveva stare tranquillo che saremo tornati dalla mamma e ci
saremo salvati da quell’inferno di pioggia e fango. Lui invocava il nome della mamma,
la chiamava a gran voce e leggevo negli suoi occhi tutta la paura e il terrore
che teneva dentro al suo fragile cuoricino. E l’acqua saliva sempre più alta e avvertivo che il muretto a secco sotto i miei vibrava al passaggio di quell’acqua scura
che trasportava di tutto con forza. Veniva giù e si accompagnava ad un rumore
assordante che sembrava provenire da ogni parte della terra e trasportava fango
e rami secchi e disperazione. E ancora ho guardato in alto nel cielo in attesa
di un qualche segnale, ma anche il cielo ormai non c’era più. Allora ho gridato,
ho gridato con quanta più forza possibile perché un angelo venisse a portarmelo
in salvo quel figlio innocente e disperato; e le gambe mi tremavano e sentivo il
mio corpo esausto cedere alle forza della natura in una lotta impari,
drammaticamente a suo vantaggio. E il corpo cedeva ogni istante di più e non
reggeva la forza di quell'acqua selvaggia e non potevo più tenerlo quell’amore di figlio disperato che
continuava a cercare la mamma stretto tra le mie braccia. Tutto era diventato
così difficile, tutto sembrava precipitare, tutto si stava drammaticamente
compiendo sotto i miei occhi, tra le grida del piccolo e l’acqua che veniva giù
sempre piu forte e il muretto che stava per cedere definitivamente a quella
forza inarrestabile. Oh piccolo mio non aver paura, adesso viene l’angelo della
pioggia e si porta via tutta quest’acqua intorno e noi torneremo a casa, che
mamma ci aspetta. Oh piccolo non piangere adesso; no no piccolo mio non
piangere adesso, resisti mio piccolo angelo, non piangere che ti stringo forte al
mio cuore, no non piangere adesso che tutto sta per finire. Verrà l’angelo e
andremo dalla mamma, piccolo angelo mio, non piangere adesso, no non piangere,
non piangere dolcezza infinita, non piangere baby. E poi fu tutto buio, freddo,
bagnato; poi mi ritrovai a fluttuare sotto l’acqua lurida di fango e mi
agitavo e speravo di vedere la manina
del mio angelo sotto quell’inferno inimmaginabile. Dove sei piccolo, non riesco
più a vederti, allunga la mano che l’ allungo anche io, non ti sento piccolo
angelo fradicio. Dove sei piccolo cuore mio; tutta questa furia intorno ti ha
portato via ti ha strappato alla morsa delle mie braccia per te l’unico posto
sicuro. Dove sei piccolo angelo mio, dove sei, aspettami, aspettami ancora una
volta che in cielo ci andremo insieme dentro un nido di uccellino che è caduto
dall‘albero. Non ti abbandonerò mai piu figlio dell’amore e staremo lì dentro
stretti e abbracciati fino all’ultimo respiro. Tu mi proteggerai, io ti
proteggerò e insieme arriveremo in cielo, oltre le nuvole e molto più in là.
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